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12 settembre 2008

RECENSIONE: "OGNI COSA E' ILLUMINATA", JONATHAN SAFRAN FOER

Apprezzabile l’intreccio letterario con cui l’autore americano (di origine ebrea) ti porta a vivere una tanto semplice quanto toccante vicenda a metà tra l’Ucraina contemporanea e l’Ucraina di un tempo. O forse bisognerebbe dire di “due tempi”. Già perché la ricostruzione storico/narrativa risale sino al lontano 1791, anni in cui la numerosa comunità ebraica conviveva pacificamente con i popoli autoctoni, fino all’invasione nazista del 1941. La trama riguarda un giovane studente americano di origine ebrea che, munito di una singola fotografia, intraprende un particolare viaggio nel cuore dell’est europeo alla ricerca di informazioni sulla sua famiglia. Ad accompagnarlo una stravagante squadra di ucraini composta dal coetaneo Alex che sogna l’America, dallo scorbutico nonno e da un affettuoso cagnolino. Il libro, di difficile lettura causa la particolare scelta dell’autore di riportare il traballante inglese del giovane Alex, si mostra ben congeniato e permette al lettore di confrontarsi con un mondo estremamente surreale. Colpisce, in particolare, la profondità introspettiva di numerosi personaggi (dalla malinconica relazione tra Brod e il patrigno Yankel allo struggente rapporto tra Safran e la Zingarella ), sempre sinceri e colorati. Il tutto connesso alle atrocità dell’invasione nazista, foriera di una malignità contagiosa.
Ma non tutto è oro ciò che luccica. In fin dei conti il libro delude. Delude proprio per la sua complessità narrativa e per quella sensazione di superfluo che trasuda dalle sue pagine. Troppe, infatti, le parti dispersive che fanno mancare alla storia un reale compimento.
Delude così anche il finale, inconcludente (un finale inconcludente non è proprio il massimo…) e addirittura poco comprensibile, forse per volontà dell’autore stesso.
Una citazione. "E il generale ha sparato a mia sorella. Io non riuscivo a guardarla, ma ricordo il rumore quando è caduta per terra. Se io potessi farei in modo che niente più cadesse per terra" (pag. 223).

Voto 5

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